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lunedì 13 maggio 2013

Italy vs taxes

Last month, on the Italian most read economy newspaper, the Sole24Ore, there was an interesting article about duties and export.

The Salone del Mobile 2013 in Milan, just ended few weeks ago. This is the perfect period to make some consideration about the market. All Italian furniture companies agree on the same point: they need to export and to open to new international markets, by leveraging on the Made in Italy value.

The furniture sector will increase 72% of its value, before 2017, according to a recent research of Confindustria. This will occur thanks to the rise of 192 millions of "new rich" people, that will spend 30 biliard euros in the Italian furniture sector.
This is not only a very important business chance  but it will have an important influence on the creativity of this industry. We all know that Italian taste in design (and not only) is one of the most respected and lots of foreign designers and industries are in search of it, bringing their own influence.

So... Welcome to all growing countries, such the BRIC group (Brazil, Russia, India and China), or the MIST (Mexico, Indonesia, Korea, Turkey). But also Vietnam, Egypt, Libya, Tunisia, Argentina... But watch out!!!

One of the most problematic issues is the one concerning TARIFFS, that are applied in these countries. They are rated for different import goods and various phases of the import process, but they all causes the same result: the price of the goods imported raises, so export, that should be the lifesaver of Italian economy, risks to sink companies.

Here you can find some examples: in Brazil and in India, it might happen hat taxes rises the value of the imported good up to the 100% of its value! This is caused by the accumulation of indirect tariffs and impost: custom, federal, state and municipal duties, VAT and other taxes.
In Argentina there is a amount bond: import deal must be equal to the export one. Moreover, there is a strict law on certification; this problem can also be found in China. Both countries need specific certificates of safety and quality, that are processed only by specialized companies.

There are different ways to overcome the problems, here you can find the most popular solutions:
- Relocate part of the production path: exporting semi-finished products, components or just know-how procedures is less expensive and less complicate; as matter of the fact, emerging countries get competitive skills from this kind of import.
- Moving the goods through other countries, that are less tax-imposing.
Do you use any other method? Let us know!


lunedì 15 aprile 2013

Salone del mobile 2013

Si è conclusa ieri a Milano la 52^ edizione del Salone del Mobile, con numero da record, tante belle proposte e propositi e un umore un poco altalenante.
Ecco i numeri: 
- 324.093 visitatori, di cui 285.698 operatori del settore.
- 160 paesi presenti, gli stranieri hanno rappresentato il 68% delle presenze.
- 2500 espositori.
- 200mila mq di stand, divisi in 22 padiglioni e 4 settori.
A voi le considerazioni del caso... Cosa ne pensate?

Senza dubbio la presenza di così tanti stranieri sottolinea il carattere internazionale della manifestazione, ma manifesta anche un certo cambiamento nell'industria: il Made in Italy ha bisogno più che mai di internazionalizzarsi, di saper coinvolgere a livello globale i consumatori. Le aziende italiane devono imparare a parlare diverse lingue, a sapersi confrontare con realtà molto diverse ma anche stimolanti... e il cambiamento sta avvenendo più per necessità che non per volontà.
Ma attenzione all'export: come già detto negli articoli precedenti, va prestata una particolare attenzione a come muoversi! Un interessante articolo di pochi giorni fa sul Sole24Ore analizza la problematica dei dazi; il problema fiscale è stato anche l'argomento dell'intervento del neoeletto governatore della Lombardia.

La presenza degli stranieri fa infatti riflettere anche, al contrario, sulla non-presenza degli italiani: il Salone è stato il palcoscenico del malessere del settore arredo in Italia, che attraverso la voce del presidente di Federlegno R. Snaidero, chiede una mano alla politica italiana.


Ma guardiamo anche in altre direzioni.
Se la crisi in campo economico-finanziario è fortemente avvertita, in campo artistico e creativo l'Italia mantiene ancora il suo primato e Milano si dimostra la piazza migliore per le nuove idee di design. Parole
d'ordine di questa edizione dei saloni sono state sostenibilità, artigianalità e funzionalità.
Nuovi designer e già acclamati artisti hanno avuto l'occasione di presentare i loro progetti dentro e fuori il salone e il numero impressionante di eventi è la testimonianza che la vena creativa è lontana dall'essere estinta dal malessere economico. Certo, si sta orientando su prodotti magari più facilmente "vivibili", ma con un valore artistico preponderante.

Gli artigiani, come CN, sono stati fortemente rivalutati dal bisogno di personalizzazione e di attenzione che i designer chiedono, ma faticano ancora a porsi nell'ottica internazionale a cui abbiamo accennato prima.

Insomma, un salone che rispecchia pienamente i nostri tempi... o no?


venerdì 5 aprile 2013

TDM6 - La sindrome dell'influenza


Si apre oggi la VI edizione della TDM, Triennale Design Museum, col titolo "La sindrome dell'influenza".
Il periodo non può che essere più favorevoli; con questi cambi di meteo, un raffreddore ce lo siamo presi tutti!
Ma non è esattamente questa l'INFLUENZA di cui si parla in Triennale, bensì un'attitudine tipica del DESIGN ITALIANO: quella di lasciarci influenzare, da virus intellettuali provenienti da tutto il mondo.
Assimilare, confrontarsi, dialogare con altre culture; creare nuovi progetti ed innovare.

Questi sono i temi del nuovo allestimento del museo del design milanese, curato da Silvana Annicchiarico e Pierluigi Nicolin, visitabile da domani, fino a febbraio 2014.

Forchette parlanti - B. Munari


Si narra un percorso nella storia del design italiano, di cui si parla anche nel nostro blog (qui e qui, per ora), che viene articolata in 3 fasi:
1) L'invenzione del design italiano, ovvero i grandi maestri che hanno costruito le basi grazie alle quali il Made in Italy è diventato, nello step successivo, un vero e proprio marchio di pregio nel panorama del design;



A. Mendini


2) La distruzione creatrice: nel dopoguerra i cambiamenti politici e sociali rivoltano anche il mondo del design, creando nuovi concetti e e nuovi contenuti;



Woodpiercing - R. Gilad by Flos


3) I marchi ora sono diventati protagonisti: i brand, con il loro alto contenuto di immagine e valore dominano il mercato e fungono da punti di convergenza per tutte quelle "influenze" che li hanno costruiti e determinati.

Buona visita a tutti!

martedì 26 marzo 2013

Il LIBERTY

1902, Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa, Torino.
" Vorremmo che questa mostra organica di arredi non avesse soltanto di mira un aristocratico carattere di eleganza e di bellezza d'arte, ma anche e soprattutto un carattere pratico ed industriale. Vorremmo, in una parola, che artisti e fabbricanti non tendessero tanto alla creazione di pregevoli oggetti di lusso, quanto allo studio di tipi di decorazione completa, adatti a tutte le case e a tutte le borse e massime alle più umili, in modo da promuovere un reale, efficace e completo rinnovamento dell'ambiente".

Tavolino da tè in mogano e cristallo - E. Basile

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, il legame tra Arte ed Industria va via via affermandosi, trovando primo effettivo riconoscimento nell'Art Nouveau, nella Secessione, nello Jugendstil e nel Floreale. Tutti nomi della stessa tendenza che, pur affermandosi alla fine del XIX secolo, può essere considerata, sia per lo stile, che per il carattere industriale, la prima tendenza del XX secolo.

Il manifesto artistico è, per la prima volta, sostenuto da un nutrito gruppo di imprenditori ed artigiani, industriali, architetti ed abanisti che si impegnavano attivamente nella produzione, già in crescita da metà dell'Ottocento.
Se Ernesto Basile è forse il maggior esponende del Liberty, Vittorio Ducrot è il nome più rappresentativo nel settore arredo. Il loro binomio, sfociato nella collaborazione per la ditta Golia, rappresenta un modello modernissimo di organizzazione: non solo produzione di mobili, ma anche arredamento "contract", per alberghi e navi, il tutto sostenuto da una nutrita rete di distribuzione nei negozi.
Insieme a loro, un grande riconoscimento è stato ottenuto anche da Antonio Ugo.

Sedia - Bugatti

Le arti applicate del primo '900 sono dominate dalla categoria dei mobilieri; otre al binomio Basile-Ducrot ricordiamo l'architetto Moretti e il mobiliere Ceruti, attivo a Milano, dove nel 1906 si svolse un'altra internazionale.
La produzione non era riservata ad un élite, ma questo è un discorso che vale più per i complementi di arredo. I mobili erano infatti soggetti ad una lavorazione artigiana molto particolare, che richiedeva modelli e disegni in scala grande al vero e che si "inventava" ogni volta per rispondere alle nuove esigenze di materiali e di forme. Se la sedia Thonet nasceva da sagome meccanicamente incollate, i mobili di Art Nouveau venivano costruiti di volta in volta, allo scopo di vitalizzare "ad arte" ogni oggetto di vita quotidiana.

Etagère - Ducrot
Quali sono le caratteristiche dello stile? Beh, è uno dei più conosciuti ed imitati e il suo nome "Floreale" esprime chiaramente il riferimento ad elementi naturali. Bisogna però sottolineare che lo stile liberty non "imita" la natura, ma "gli organici processi che ne determinano le forme", come dice De Fusco. La LINEA è il carattere fondamentale, la linea sinuosa che si moltiplica e si avvolge su se stessa, si contrasta e viene traslata. L'elemento floreale viene poi declinato di regione in regione, e per motivi di produzione seriale, si regolarizza in modo geometrico.

L'influenza del liberty è ancora oggi, in Italia, forte: l'eredità è una visione di artidesign, ossia quella disciplina che mescola artigianato e design. Succede così anche qui in CN, dove si mescola la presenza di importanti architetti e designer con quella di artigiani con un'esperienza grandissima nel campo delle lavorazioni del legno.

venerdì 22 marzo 2013

La STORIA DEL DESIGN

Ancora una novità importante per il nostro blog... inizia la rubrica dedicata alla storia del DESIGN!

Oramai gli oggetti dei design fanno parte della nostra vita quotidiana, li vediamo e li usiamo tutti i giorni, ci viviamo letteralmente in mezzo. 

Ma chi li ha inventati? Da dove arrivano? Perché sono fatti così?

Beh, se non si è degli addetti ai lavori o studiosi dell'argomento, è difficile andare oltre al semplice apprezzamento estetico dell'oggetto e al nome che è di moda. 
In quanto produttore di alcni di questi oggetti, CN si propone quindi di provare a fare una panoramica sulla storia del design MADE IN ITALY.


Sessantuna di Cassina



Perché questa scelta?
Semplice: il valore del MADE IN ITALY nel campo dell'arte (e dell'artigianato) è innegabile, e ha una storia lunga secoli. La creatività e la continua ricerca di valore sono asset portanti per la nostra economia, sono vie che non bisogna mai smettere di percorrere per ottimizzare il proprio lavoro. 
Quindi, perché non iniziare a guardare il patrimonio che ci troviamo in casa e valorizzarlo giustamente?



Tutto questo va fatto però senza dimenticare che il mondo si sta facendo sempre più internazionale e le contaminazioni si fanno via via più forti!

Quindi.. a Lunedì, con il primo articolo sullo stile LIBERTY!

venerdì 8 marzo 2013

#IWD: l'arredamento alle donne!

Dedichiamo il nostro post di oggi alle donne: in questa giornata, International Women Day (Giorno internazionale delle donne) si è sommersi gli auguri e gli elogi al sesso debole (o forte?!) e ci si esorta ad una più attenta considerazione di quella che è, da sempre, la forza motrice della comunità.

In questi ultimi anni, l'argomento "quote rosa" è stato trattato in lungo e in largo, teorizzato e qualche volta applicato, ma, se da una parte i miglioramenti non si possono negare, restano comunque ancora numerose questioni da risolvere e dibattiti da concludere.

Anche nel mondo dell'arredamento, la componente femminile sta facendo sentire sempre di più la sua voce: dall'ideazione alla realizzazione vera e propria. Eggià, le quote rosa non si limitano a tenere in mano la matita, ma anche chiodi e martello.

Sebbene nel 2009, una mostra al Centre Pompidou di Parigi metteva in evidenza il fatto che le elles-designer nella collezione del museo erano solo 4 (articolo di Artribune), non possiamo dire che il mondo dell'inventiva in rosa sia così limitato. I nomi delle donne nel design si stanno facendo via via più forti ed è innegabile il loro contributo in innovazione. Charlotte Perriand, Cini Boeri, Gae Aulenti, Patricia Urquida, Matali Crasset, Inga Sempé, il collettivo Front, Paola Navone, Miriam Mirri, Laura Fiaschi, Donata Paruccini e Ilaria Morelli sono solo alcuni nomi. Potrete conoscerne alcune meglio qui, dove trovare delle bellissime interviste.
Dimostrano un senso della novità e dell'inventiva che non ha nulla da invidiare a quello dei loro colleghi maschi e sono altrettanto attente alla funzionalità e all'estetica; alcune di loro, dopo lunghe carriere costellati di successo non si arrendono e continuano a progettare.

E per la realizzazione?
Nonostante il falegname sia tradizionalmente un mestiere maschile, non sono poche le esordienti in questo mondo che, fregandosene delle convenzioni, prendono taglierino, chiodi e martello ed iniziano a costruirsi i propri prototipi.

Progettazione ed ideazione, ma anche cura dell'esposizione: le italianissime Paola Antonelli e Silvana Annichiarico dirigono i dipartimenti di Design rispettivamente del MoMA e della Triennale.

Ma cosa succede nelle nostre case?
Come sanno benissimo tutte le coppie (se volete rivedere questo divertente articolo, vene renderete conto), la donna è il guru in famiglia dell'arredamento. Un'indagine del forum alfemminile.com, mostra quanto e come le donne europee si sappiano muovere nel campo dell'arredo di interni: esse scelgono secondo il loro sentimento, perché "l'arredamento deve somigliarmi". Il mondo del mobile diventa un modo per esprimere i propri gusti, sempre con un occhio attento alle novità... e al prezzo ovviamente! Le donne si informano, guardano internet, programmi televisivi e riviste specializzate; comprano in negozi di fiducia, e si danno da fare perché gli ambienti siano organizzati, pratici e sempre nella forma migliore!

Per concludere: se qualcuno di voi avesse voglia di vedere una bella mostra, a Milano, a Palazzo Morando, una mostra ad ingresso libero racconta le "Donne in bottega". Designer, imprenditrici e artigiane, produttrici di innovazione dal 1906. E da molto prima.

domenica 3 marzo 2013

Pin It!



Re-pin sul nostro blog...

Su Casamica di questo sabato,10 pagine dedicate a Ron Gilad! Lo trovate anche sul nostro blog, qui!

On Casamica, on Saturday 2nd March, you can find a 10 pages article about Ron Gilad! You can find an exclusive interview on our blog, here!

venerdì 1 marzo 2013

CN SALOON... Ron Gilad!

First article of the new series "CN SALOON", with an exceptional guest!

Artist and designer, he gained experience in Tel Aviv, New York and Italy. Just awarded of the Designer of the year prize by Wallpaper*, recently in the Wright in Chicago and at Salone del Mobile with a solo exhibition. Pieces of his work compose the collections of the Metropolitan Museum of Art, Museum of Art and Design in New York and the Tel Aviv Museum of Art, where he's going to have a personal exhibition next summer.But he has much more to do and to imagine. This (and much more than this) is Ron Gilad.

Ron is described as "philosopher of everyday objects", "with a minimalist elegance", "linguistic", "developer of 3D concepts"... but we were so lucky to talk to him last month and now we'll let him speak about himself and his work.

When did you start to design and why?
I think I was doing sketches from a very young age and then I was bored by just using the pencils and the paper so I started to work with the rulers and suddenly everything started to become very symmetric and architectonic, three dimensional.
Then I studied architecture in high school, but I realized that I was too impatient to wait months or years to see the first product, so I decided to reduce scale and to study product design.

Why do you have this need to create?
I think this is my way to communicate with the world. I communicate my ideas through objects and not through words, as writers, for instance, do.

Do you want to communicate special ideas?
I'm trying to create for myself spaces and my own world, through objects. So it's less about the client and more about myself.

So is your source of inspiration yourself and your interior?
No, not  necessarily. I think that, when you are designing, after all, you are thinking about a certain function. In most of my designs there is a lot of cultural research and things that relate to specific place and time, most of the time relates to the past. Most of the times I'm basing my ideas on what already exists. So it's just like building another layer: it's not like starting from zero and trying to be innovative, I just add another layer on what I see.




Can you make some examples?
The new 56 collection for Adele-C. The idea was to create a surface for sitting and a container. The thing that was missing was how to elevate it from the floor. I didn't want to create a new leg, I looked a little bit in the past and I founded the Thonet chair, which somehow fits very well to be reduced in scale and become a leg. There is something very smoothing, the curves and everything, that doesn't really interrupt the space.



Is it different for you to design pieces for a collection or for an exhibition?
It is, in the sense that I think that when you are working in a gallery you can allow yourself to become a conceptual. However, when you are working with a company you just need to have a concept and develop it in different channels.


Do you have a particular sort of client you are focusing on?
No, I'm trying a lot to have no competition between my clients. Slowly I hope in few years, they will realize they are complementary to each others. I'm creating a world that until now was separated between this companies, I'm putting them together to start something new. (It remember to me something like.. this!)


What kind of relationship there is, between you and Italy?
A very special one. I lived 12 years in New York and even though sometimes I felt comfortable, I always felt some kind of disconnection to the American culture. Not because it is bad or good, it's just different from what I'm coming from. Suddenly I had the chance to start working with Italy, with Italian companies, and I found so much warmth and directness, as I'm used in Israel. Italy for me is like a perfect balance between the Israelian and American culture. There is something very easy: the communication and the possibility to become personal. It's not just about a product or making money, communication with people is the way.

And now... a little talk about CN!

When did you first met Silvio?
I first met Silvio three years ago, when I was working on the first exhibition with Dilmos. we were looking for producers and I don't know how, Dilmos said "we have the best producer, he can do everything" and that was the first time we started a collaboration.

What was your first impression of CN?
I thought that the level of professionalism was very high but there was a lot of respect to the artistic value that I added to my pieces. There was a kind of understanding of what things needed to be engineered, built and finished.

i SALOON di CN: RON GILAD!


Eccoci al primo articolo della rubrica "i SALOON di CN", con un invitato di eccezione!

Artista e designer, israeliano che ha vissuto a New York e lavora in Italia, fresco del premio di  Wallpaper* come Designer of the year, con alle spalle (solo recentemente) un'installazione personale al Wright di Chicago e al salone del Mobile. Suoi lavori sono esposti al Metropolitan Museum of Art, Museum of Art and Design in New York e al Tel Aviv Museum of Art, ma ha ancora tanto da fare e da immaginare.
Questo (e molto altro) è Ron Gilad.

Ron viene descritto in molti modi, da "filosofo degli oggetti quotidiani", a "elegantemente minimalista", "linguista" e "sviluppatore di concetti tridimensionali". Noi abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo, qui in CN, e ora lasciamo che sia lui a parlarci del suo lavoro.


Quando hai iniziato a disegnare e perchè?
Già da piccolo ho iniziato a fare schizzi e bozzetti, poi mi sono annoiato di usare solo carta e matine, quindi ho iniziato a giocare con i righelli. Così, all'improvviso, tutto è diventato molto simmetrico e tridimensionale, architettonico. Ho studiato poi architettura, ma ero troppo impaziente: per vedere i risultati dei progetti bisognama aspettare mesi o addirittura anni. Per questo decisi di ridurre la scala e iniziai a studiare product design.

Perché senti questo bisogno di creare?
Credo che questo sia il mio modo di comunicare col mondo. Esprimo le mie idee tramite gli  oggetti e non le parole, come ad esempio fanno gli scrittori.

Cerchi di comunicare un contenuto specifico?
Cerco di creare degli spazi per me, il mio mondo, tramite questi oggetti. E' più un discorso su di me che non sul cliente.

Possiamo dire che la tua fonte di ispirazione sia il tuo mondo interiore?
No, non necessariamente. Penso che quando si faccia design, il tutto sia finalizzato ad una certa funzione. Molte delle mie creazioni hanno un background fato di studi culturali e ricerche storiche, in relazione ad uno specifico tempo passato. La maggior parte delle volte parto da qualcosa che esiste già. Quindi è come costruire un altro livello, non si parte da zero, cercando di essere innovativi, ma costruisco un livello personale di interpretazione a quello che vedo.




Puoi farci qualche esempio?
Certo, la nuova 56 collection di Adele-C. L'idea era di creare una seduta e un armadio. Ma mancava il modo di elevarli dalla superficie. Non volevo creare una nuova gamba, così ho ricercato nel passato e ho trovato la sedia Thonet, che in qualche modo si presta molto bene ad essere ridotta in scala e diventare una sorta di gamba. Nelle sue forme curve e smorzate c'è qualcosa che non interrompe lo spazio.


E' diverso creare per una collezione che sarà poi venduta o per un allestimento?
Lo è nel senso che, quando lavori per una galleria, ti puoi permettere di diventare concettuale. Altrimenti, quando si lavora con un'azienda, bisogna sviluppare il concetto per la vendita su diversi canali.
Produci per una particolare clientela?
No, anzi, sto cercando di eliminare la competizione tra i miei clienti. Lentamente, nel corso di qualche anno, spero che realizzino quanto siano complementari tra di loro. Sto cercando di unire un mondo di imprese che prima erano separate, che collaborino per qualcosa di nuovo. (ci ricorda qualcosa come... questo!) 


Che genere di relazione c'è tra te e l'Italia?
Molto speciale. Ho vissuto a New York per 12 anni e, anche se mi trovavo bene, sentivo di non essere del tutto in linea con la cultura americana. Non perché sia buona o cattiva, ma semplicemente perché è diversa da quella da cui provengo.
Poi, improvvisamente, ebbi l'opportunità di lavorare con delle aziende italiane e l'essere diretti e "caldi" degli italiani, mi ha colpito. L'Italia è per me il perfetto equilibrio tra la cultura israeliana e quella americana. E' molto facile, qui, comunicare, personalizzare. Non è un discorso solo di prodotto e profitto, ma si basa tutto sul rapporto personale.

E ora.. parliamo un po' di CN!

Quando hai incontrato per la prima volta Silvio?
La prima volta fu tre anni fa, quando stavo lavorando per il primo allestimento con Dilmos. Stavamo cercando dei produttori e mi hanno detto "Noi abbiamo il miglior produttore, sa fare di tutto!" e così iniziammo a collaborare.

Qual'è stata la tua prima impressione di CN?
Ho subito pensato che il livello professionale era molto alto, ma c'era anche un vero rispetto del valore artistico degli oggetti. Si capiva bene come le cose andavano fatte in ambito tecnico, come si cotruivano e si concludevano i progetti.